La riduzione della celebre opera, rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano il 17 febbraio 1904 su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica e definita nello spartito e nel libretto «tragedia giapponese», è firmata da Benedetto Montebello, che dirige l’Orchestra e il Coro Ico Suoni del Sud in uno spettacolo (scene di Giuseppe Grasso, costumi della Sartoria Shargrillà di Foggia e luci di Massimo Russo) comprendente una voce recitante, quella di Simona Ianigro, e cinque cantanti impegnati nei ruoli principali, il soprano Libera Granatiero (Cio-Cio-San), il tenore Leonardo Gramegna (Pinkerton), il baritono Emilio Marcucci (Sharpless), il mezzosoprano Michela Iallorenzi (Suzuki) e il tenore Ma Jumeng (Goro).
Con «Madama Butterfly» Puccini era certo di riscuotere un grande successo. E per questo motivo per il debutto scelse (in accordo con l’editore Giulio Ricordi) il palcoscenico del Piermarini. Una scelta dettata probabilmente da una voglia di rivincita verso il teatro che nel 1889 aveva bocciato il suo Edgar. Ma le cose andarono diversamente. Basata sul dramma del commediografo statunitense David Belasco, a sua volta ispirato da un racconto omonimo di John Luther Long, «Madama Butterfly», con le sue suggestioni orientaleggianti, per le quali il musicista prese spunto dal romanzo di ambientazione giapponese «Madame Chrysanthème» di Pierre Loti, non ebbe un immediato riscontro. Puccini era fortemente convinto della validità del soggetto esotico e del potenziale espressivo della geisha sedotta, abbandonata e suicida. Così, per musicare il dramma, si documentò minuziosamente su musiche, usi e costumi giapponesi, ricorrendo alla collaborazione dell’attrice Sada Yakko e della moglie dell’ambasciatore giapponese in Italia. Ma l’insuccesso con cui «Madama Butterfly» venne accolta alla Scala spronò Puccini ad una revisione dell’opera. L’autore, infatti, eliminò alcuni numeri musicali trascurabili, modificò alcune scene e suddivise l’opera in tre atti invece dei due originari. Tuttavia, una delle più importanti modifiche riguardò la linea vocale dell’aria del suicidio di Butterfly, aggiustamento che contribuì a decretare il successo dell’opera nella nuova veste presentata al Teatro Grande di Brescia, dove appena tre mesi dopo «Madama Butterfly» venne accolta con grande entusiasmo, conoscendo una seconda, fortunata esistenza.
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